Introduzione
La riflessione sulla futura programmazione europea 2028-2034 sta entrando progressivamente in una fase sempre più concreta e tra i programmi maggiormente al centro del dibattito vi è certamente Interreg, lo strumento dedicato alla cooperazione territoriale europea.
Negli ultimi trent’anni Interreg ha rappresentato uno dei pilastri della politica di coesione dell’Unione europea, finanziando migliaia di progetti transfrontalieri, transnazionali e interregionali.
Nella programmazione 2021-2027 il programma dispone complessivamente di circa 10 miliardi di euro e coinvolge oltre 80 programmi di cooperazione distribuiti in tutta Europa.
Solo l’Italia partecipa a numerosi programmi Interreg che coinvolgono aree alpine, mediterranee, adriatiche, centrali e transfrontaliere, con centinaia di enti pubblici e territoriali impegnati su temi come mobilità sostenibile, adattamento climatico, innovazione, protezione civile, turismo sostenibile ed energia.
In una fase caratterizzata da transizioni profonde – energetiche, digitali, climatiche e demografiche – la cooperazione tra territori europei appare sempre più strategica.
Per questo motivo, istituzioni europee, reti territoriali e Stati membri hanno iniziato già da mesi a discutere quale direzione dovrà assumere Interreg nella prossima programmazione.
Per Province e amministrazioni territoriali il dibattito è particolarmente rilevante: molte delle sfide future richiedono, infatti, capacità di cooperazione multilivello e costruzione di partenariati europei stabili, elementi che Interreg continua a rappresentare in modo molto concreto.
Gli incontri europei e il confronto degli ultimi mesi
Nel corso degli ultimi mesi il futuro della politica di coesione e della cooperazione territoriale è stato oggetto di numerosi incontri istituzionali, forum europei e momenti di confronto tecnico-politico.
Tra gli appuntamenti più rilevanti vi sono stati gli incontri organizzati dalla DG REGIO della Commissione europea, le sessioni del Comitato europeo delle Regioni dedicate al futuro della coesione e diversi eventi promossi dalle reti europee della cooperazione territoriale.
Nel dibattito europeo è emerso con forza un dato significativo: oltre il 40% dei cittadini europei vive in regioni di frontiera e molte delle principali sfide europee – cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, trasporti, competitività economica e gestione dei rischi naturali – non possono essere affrontate efficacemente senza cooperazione tra territori.
Diversi incontri tecnici hanno inoltre evidenziato un tema ormai ricorrente: la necessità di semplificare la gestione amministrativa dei programmi europei. Molti territori continuano infatti a considerare eccessivamente complesse le procedure legate alla progettazione, rendicontazione e gestione dei partenariati transnazionali.
Secondo diverse analisi europee, i tempi medi di attivazione dei progetti e i livelli di complessità amministrativa rischiano ancora oggi di limitare la partecipazione di enti locali più piccoli o con minore capacità tecnica.
Proprio per questo, il tema della semplificazione sta diventando uno degli elementi centrali del confronto sulla nuova programmazione.
Il ruolo della Presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea
All’interno di questo percorso di riflessione, la Presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea nel 2026 sta svolgendo un ruolo significativo nel mantenere alta l’attenzione politica sulla cooperazione territoriale europea.
La Presidenza ha evidenziato più volte come la politica di coesione continui a rappresentare uno strumento strategico per ridurre squilibri economici, sociali e territoriali in una fase segnata da instabilità geopolitiche, crisi energetiche e trasformazioni industriali.
Particolare attenzione viene riservata alle aree periferiche, insulari, rurali e di frontiera. Si tratta di territori che, in molti casi, affrontano contemporaneamente spopolamento, carenza infrastrutturale, vulnerabilità climatica e difficoltà di accesso ai servizi essenziali.
Per questo motivo, la Presidenza cipriota sta promuovendo un approccio che collega maggiormente Interreg alle grandi priorità europee: resilienza energetica, transizione verde, innovazione digitale, gestione sostenibile delle risorse, sicurezza delle infrastrutture e rafforzamento delle competenze territoriali.
Tra gli elementi oggi maggiormente discussi emerge inoltre la volontà di rafforzare la dimensione strategica dei progetti Interreg, favorendo iniziative capaci di produrre risultati più concreti e duraturi.
Un altro tema centrale riguarda il coordinamento tra Interreg e gli altri grandi strumenti europei, come Horizon Europe, LIFE, Digital Europe e i fondi della politica di coesione, per evitare frammentazioni e migliorare l’impatto complessivo degli investimenti europei sui territori.
I principali temi oggi in discussione per Interreg 2028-2034
Il dibattito sulla nuova programmazione europea sembra orientarsi verso alcune direttrici molto precise.
Uno dei temi più rilevanti riguarda certamente la semplificazione amministrativa. Province, Regioni e amministrazioni locali chiedono da tempo procedure più snelle, tempi più rapidi e modelli gestionali meno complessi. La riduzione degli oneri burocratici viene considerata una condizione fondamentale per ampliare la partecipazione ai programmi europei.
Un secondo elemento riguarda il rafforzamento dell’impatto territoriale dei progetti.
La futura programmazione potrebbe premiare maggiormente iniziative in grado di produrre risultati concreti e misurabili, soprattutto nei campi della resilienza climatica, dell’innovazione e della mobilità sostenibile.
Secondo dati della Commissione europea, oltre il 30% dei progetti Interreg attualmente finanziati riguarda tematiche ambientali e climatiche, mentre cresce rapidamente il numero di iniziative dedicate a digitalizzazione, smart territories e gestione intelligente dei servizi pubblici.
Sta emergendo, inoltre, una crescente attenzione verso le connessioni tra cooperazione territoriale e innovazione digitale. Intelligenza artificiale, cybersecurity, gestione dei dati territoriali e servizi pubblici digitali sono temi che potrebbero assumere un ruolo molto più rilevante nella prossima programmazione.
Anche la dimensione sociale della cooperazione appare destinata a rafforzarsi. Inclusione territoriale, coinvolgimento dei giovani, formazione delle competenze e contrasto ai divari tra territori rappresentano ambiti sempre più presenti nelle riflessioni europee.
Infine, cresce l’attenzione verso il ruolo delle autorità territoriali intermedie. Province e amministrazioni sovracomunali vengono considerate attori particolarmente importanti per coordinare reti territoriali, facilitare cooperazione tra enti diversi e costruire strategie integrate di sviluppo locale.
Conclusioni
La discussione sul futuro di Interreg 2028-2034 mostra chiaramente come la cooperazione territoriale continui a essere considerata un elemento strategico per il futuro dell’Europa.
In un contesto caratterizzato da trasformazioni rapide e sempre più interconnesse, la capacità dei territori di collaborare, condividere competenze e costruire progettualità comuni diventa un fattore decisivo di resilienza e competitività.
Per Province e amministrazioni territoriali questo significa prepararsi fin da ora alla nuova stagione della cooperazione europea, rafforzando capacità progettuale, competenze interne e reti internazionali.
La futura programmazione potrebbe, infatti, offrire opportunità ancora più rilevanti per costruire territori innovativi, sostenibili e maggiormente integrati nello spazio europeo. La vera sfida sarà trasformare la cooperazione non solo in uno strumento di finanziamento, ma in una leva stabile di sviluppo territoriale, innovazione pubblica e competitività europea dei territori.